L’ipertensione arteriosa: cos’è, sintomi e come contrastarla

L’ipertensione arteriosa è una condizione cronica, e rappresenta una delle patologie più diffuse nei paesi industrializzati. Si calcola che il 20% della popolazione adulta sia affetta da questa malattia. L’ipertensione è uno stato estremamente subdolo, poiché è silente e non comporta particolari sintomi. Per questo motivo è definita “killer silenzioso”, poiché può provocare danni molti gravi e, nei casi più estremi, la morte. L’ipertensione arteriosa è uno stato in cui la pressione arteriosa a riposo è notevolmente superiore rispetto ai valori standard. Per fare un esempio pratico si può parlare di ipertensione in due occasioni. Nel primo caso la pressione arteriosa minima, detta anche pressione diastolica, supera costantemente i 90 mm/Hg. Nel secondo caso la pressione arteriosa massima, detta anche pressione sistolica, supera costantemente i 140 mm/Hg. L’ipertensione è definita nel gergo più comune “pressione alta”.

Sono diverse le cause che, nel corso della giornata, possono provocare un innalzamento o un abbassamento improvviso della pressione arteriosa. Di notte la pressione è bassa, ma inizia a salire appena sveglia nel corso della giornata, raggiungendo il picco a mezzogiorno. Dopo pranzo la pressione tende ad abbassarsi, per poi rialzarsi nuovamente nelle tarde ore pomeridiane. La pressione aumenta nel corso di un’attività fisica, e l’entità dell’aumento dipende dall’intensità e dalla durata dell’esercizio o dello sforzo. Stati particolari di ansia, stress o forti emozioni provocano un innalzamento della pressione. Situazioni calme e rilassanti invece favoriscono un abbassamento della pressione.

Esistono quattro gradi di ipertensione che determinano la gravità della situazione. Si parla di ipertensione lieve (pre-ipertensione) quando l’aumento supera i 130/85 mm/Hg, ma è inferiore ai 139/89 mm/Hg. L’ipertensione allo stadio 1 si verifica quando l’aumento supera i 140/90 mm/Hg, ma è inferiore ai 159/99 mm/Hg. Nell’ipertensione allo stadio 2 l’aumento supera i 160/100 mm/Hg, ma è inferiore ai 179/109 mm/Hg. Infine si parla di ipertensione allo stadio 3, la più pericolosa, quando l’aumento pressorio è maggiore o uguale a 180/110 mm/Hg.

Esistono diversi fattori che posso incidere negativamente sull’organismo, favorendo le condizioni per la creazione dell’ipertensione. Gli studi hanno evidenziato alcune possibili cause: predisposizione genetica; abitudini alimentari sbagliate (abuso di caffeina, sale, alcol); sovrappeso; età avanzata; sedentarietà; depressione; squilibri ormonali. L’ipertensione non curata in modo opportuno provoca un danno ai vasi sanguigni. I rischi sono molto alti, e possono causare nella peggiore delle ipotesi aneurismi, insufficienza cardiaca, attacchi di cuore, ictus, malfunzionamenti dei reni, deficit di memoria e demenza. É fortemente consigliata una visita medica per valutare la pressione arteriosa, da misurare con un apposito sfigmomanometro (o con altri misuratori di pressione). Sono necessari anche controlli più approfonditi come: esame del sangue, esame delle urine, esami radiologici, holter pressorio ed elettrocardiogramma.

Come contrastare l’ipertensione arteriosa? Innanzitutto bisogna condurre una vita sana, praticando costantemente un’attività fisica ed evitando eccessi di sale, fumo ed alcol. Una vita sana richiede anche un sonno profondo e continuativo nelle ore notturne. Se nonostante i vari accorgimenti l’ipertensione continua ad essere presente, è necessario ricorrere a farmaci specifici. Si tratta di medicinali anti-ipertensivi, che comprendono: diuretici, calcio-antagonisti, beta-bloccanti, inibitori del sistema renina-angiotensina e vasodilatatori. La terapia va ovviamente stilata in base al grado di ipertensione. Infine lo yoga è un ottimo rimedio naturale per controllare lo stress e normalizzare la pressione arteriosa.

Come Dimagrire Evitando 7 Errori Comuni

Perdere peso non è assolutamente semplice, ed è necessario procedere con calma, evitando diete drastiche che altro risultato non hanno che farci sentire male.

Se stai pensando di voler perdere quei chili di troppo, magari in vista della prova costume, ecco alcuni errori da evitare assolutamente.

Non fidarsi della TV

Sebbene gli show televisivi possano ispirare le persone a dimagrire, esse portano anche ad aspettative non realistiche circa il dimagrimento. Solo perché qualcuno in TV perde 10 chili in una settimana non significa che sia sicuro, sano, o realistico per voi fare la stessa cosa.

Come risolvere il problema: nel processo di dimagrimento mezzo chilo a settimana è una giusta quantità Alcuni studi hanno dimostrato che le persone che perdono tanto peso molto rapidamente hanno maggiori probabilità di guadagnarlo di nuovo.

E‘ importante essere pazienti e vedere ogni chilo perso come un enorme successo lungo il percorso.E ricordatevi che avete differenti modi per misurare i vostri progressi, o tenendo traccia del numero di centimetri persi o da come vi sentite i vostri vestiti addosso ad esempio. Pensate a tutti gli altri miglioramenti e benefici che state ottenendo dalla corsa, tra cui la riduzione dello stress, il miglioramento del sonno, l’aumento di energia, e la riduzione del rischio di molte malattie.

Privarsi di un cibo per cui si va matti

Potete supporre che essere a dieta o mangiare sano significa rinunciare a tutti i vostri cibi preferiti. Ma succede che se si fanno troppe rinunce questo porta di solito a mangiare troppo. Un giorno che crollate e allora davvero esagerate.

Come risolvere il problema: Se avete davvero forte attacchi di fame, è bene concedersi qualcosa. Provate ad evitare di esagerare mettendo solo una certa quantità di cibo di fronte a voi.

Mettete delle patatine in una piccola ciotola piuttosto che mangiale e tirarle fuori dalla busta, per esempio. Tutto ciò è particolarmente importante dopo una corsa o un allenamento duro, quando potreste sentire che un pasto a grande contenuto calorico sia giustificato.

In realtà, potreste finire per mangiare più calorie di quelle che avreste bruciato durante la corsa.

Consumare il cibo come una ricompensa

E’ molto comune per chi sta cercando di perdere peso consumare il cibo come ricompensa. Questo tipo di sistema potrà davvero far fallire i vostri sforzi di dimagrimento. Si può iniziare a utilizzare ogni piccolo pretesto per regalarsi un dolce ad alto contenuto calorico o di altra indulgenza quando si ha uno stimolo per loro.

Come risolvere il problema: piuttosto, quando raggiungete un traguardo nella corsa concedetevi ricompense non alimentari, come una pedicure, un massaggio.

Una volta raggiunto un traguardo specifico, scegliete una nuova pietra miliare e un altro trattamento non- alimentare per appagarvi.

Estrazione dentale semplice o complessa

Estrazione dentale semplice o complessa

Per estrazione semplice si intende quando il dente viene estratto con una specie di pinza dentale. Generalmente prima di tale trattamento vi è anestesia locale. Per estrazione complessa invece si intende quando un dente si è fratturato o frammentato e quindi deve essere estratto in varie parti in più fasi.

Un’altro esempio di estrazione complessa e quando un dente e talmente corroso o rotto da emergere solo con piccoli frammenti dalla gengiva e quindi non vi è la possibilità di agganciarlo con la pinza. In questo caso il dentista si regolerà come procedere. Anche nelle estrazioni complesse generalmente vi è anestesia locale.

Questo tipo di trattamento provoca un certo grado di dolore, sia in fase di trattamento sia qualche ora dopo. Comunque è un dolore gestibile con semplici antidolorifici. L’estrazione dentale si rende necessaria per diversi motivi o cause, per esempio quando un dente ormai e inesistente o infiammato, o quando causa troppo dolore perchè frantumato, ecc. ecc.

Estrarre dente del giudizio , ritenzione ed estrazione

I denti del giudizio sono gli ultimi denti a spuntare e sono quelli che maggiormente rimangono inclusi.  Le cause che portano questi denti a rimanere inclusi sono varie come mancanza di spazio, assenza di un attivo spuntare durante lo sviluppo delle radici, ecc.

Quando il soggetto è giovane bisogna evitare se possibile  l’estrazione dei denti del giudizio, diciamo però che bisogna tenere questi denti sotto controllo per fare questo si può determinare ( sempre relativamente ),  la mobilità e il modo in cui questi denti si evolvono, oltre i 20 anni se questi denti sono posizionati male possono essere estratti.

La ritenzione del dente del giudizio avviene quando il dente non riesce ad emergere o emerge poco, infatti la ritenzione parziale è quando una parte della corona emerge attraverso la gengiva, la ritenzione completa è quando il dente non erompe affatto. Quando ci sono questi problemi attraverso la chirurgia stomatologia eseguita in anestesia locale, questi denti vengono estratti per evitare conseguenze negative come dolore, infezioni, problemi ai denti adiacenti, ecc.

I denti del giudizio più soggetti a malposizioni, sono i denti del giudizio inferiori, ciò non toglie che anche quelli superiori possono dare problemi. Dopo l’estrazione si può formare edema, che scompare dopo qualche giorno; si può avvertire dolore che deve essere controllato, ( se necessario), attraverso antidolorifici, possono verificarsi anche gonfiore e leggero malessere, che fanno parte del normale processo di guarigione, alcune  volte dopo l’estrazione ci può essere febbre.

I denti del giudizio si chiamano  terzi molari,  generalmente maturano e spontano dai 18 ai 20 anni. Quando spuntano si avverte un leggero fastidio, alcune volte anche leggero dolore.

Cosa contengono le creme per il viso

Per mantenere la pelle del viso sana possiamo utilizzare le creme per il viso, di queste in commercio ce ne sono di tanti tipi e per tutti i tipi di pelle, quindi creme per pelli secche, pelli grasse, creme antirughe,
leviganti, ecc, ma quali sono gli ingredienti di base di queste creme? Tra i principali ingredienti troviamo la vitamina A chiamata anche Retinolo, questo serve a mantenere la pelle più elastica ed a stimolare la
produzione di collagene.

Troviamo anche altre vitamine come la C e la E, anche queste vitamine servono a mantenere la pelle più elastica. Altri ingredienti comuni sono gli AHA, questi generalmente derivano da principi attivi della frutta,
assenti pero’ in molte creme per pelli secche in quanto questi principi attivi sono molto aggressivi. Il nostro consiglio è quello di farvi consigliare da una persona esperta la crema adatta al vostro tipo di pelle ed alla
vostra età e quindi di utilizzare questa crema quotidianamente. Poi durante il periodo estivo evitate esposizioni troppo prolingate al sole ed applicate sempre una crema solare.

Bevete molta acqua e mangiate molta frutta e verdura, questo aiutera la vostra pelle a mantenersi giovane ed elastica. Evitate poi le lampade solari che possono danneggiare la pelle.

Creme viso e corpo fatte in casa fai da te

Ottimo è farsi le creme per il viso (ad esempio la crema alla bava di lumaca) e per il corpo a casa, infatti utilizzando ingredienti naturali reperibili in casa possiamo fare creme per il viso e per il corpo. Ecco alcune creme e prodotti naturali che possiamo fare da
soli a casa.

Crema per il viso fatta con 50 gr. di mandorle e un pò di miele, tritare le mandorle per bene e unirle al miele, lasciarle riposare per qualche giorno. Questa crema deve essere strofinata al viso e poi tolta
con abbondanti risciacqui.

Scrub per il corpo fai da te con ingredienti naturali, quindi unire un po’ di cacao e un po’ di sale fino e olio di oliva extra vergine, mescolare il tutto per bene, ecco fatto. Farsi le creme a
casa è un ottimo modo per avere prodotti sani e naturali ed è anche un ottimo modo per risparmiare.

Un ottimi modo che può aiutarvi a combattere la cellulite per esempio è preparare un composto a base di sale integrale nel quale insieme a 10 gocce di olio essenziale di cipresso, farlo riposare.
Dopodiche farsi un bel bagno caldo mettendoci il composto. Altro rimedio fatto in casa contro la cellulite è unire olio di mandorle, olio di pompelmo, olio essenziale di lavanda, unire e mescolare per bene il tutto,
massaggiarsi con questo olio due volte al giorno la parte interessata.

Toxoplasmosi: di che si tratta?

La toxoplasmosi è un’infezione, il cui principale imputato è il parassita Toxoplasma gondii. A cose normali, i sintomi sono quasi inesistenti e, anzi, molte persone non sapranno mai di averla contratta.

Nelle persone con un sistema immunitario sano la toxoplasmosi è normalmente di lieve entità, mentre durante la toxoplasmosi durante la  gravidanza può provocare danni al nascituro.

Come abbiamo detto, il colpevole è il parassita Toxoplasma gondii e i luoghi in cui possiamo trovarlo sono la carne, gli escrementi di gatto, dove i gatti fanno i bisogni e nel latte di capra non pastorizzato. il parassita può infettare uccelli e degli animali a sangue caldo, compreso l’uomo, ma i gatti sono gli unici animali che possono avere le feci infette. Ad esempio, dopo un pasto a base di animali infetti, un gatto può diffondere l’infezione tramite escrementi per circa2 settimane.

Sia comunque chiaro che la toxoplasmosi non si prende accarezzando un gatto o avendolo come animale domestico, ma solo entrando in contatto con i suoi escrementi infetti.

La toxoplasmosi in gravidanza: effetti

Essendo spesso asintomatica, solitamente non ci si rende conto di aver contratto l’infezione. Una persona che ha già contratto la malattia, solitamente è protetta per tutta la vita, a meno di problemi al sistema immunitario.

Se presa durante la gravidanza o entro un paio di settimane prima di rimanere incinta La toxoplasmosi può rappresentare un rischio.

Se il feto contrae l’infezione, si dice soffra di “toxoplasmosi congenita”: il danno provocato dipende da quando l’infezione è avvenuta e, se l’infezione avviene durante la gravidanza, non significa che il bambino sarà infettato.

In media, solo il 40% dei casi di infezione si propaga al bambino. Se contratta durante la gravidanza, la toxoplasmosi può causare aborto spontaneo, la nascita del bambino già morto o danni cerebrali e ad altri organi, soprattutto agli occhi.

Quasi tutti i neonati colpiti da toxoplasmosi non presentano danni evidenti alla nascita ma ii sintomi si svilupperanno negli anni seguenti o in età adulta.

Come si prende la toxoplasmosi?

La toxoplasmosi si prende ingerendo qualcosa di infetto o contaminato dal parassita.

Ad esempio:

  • Carne cruda o poco cotta e salumi come prosciutto crudo o salame
  • Frutta e verdura non lavate
  • Escrementi di gatto o terreno contaminato
  • Latte di capra non pastorizzato e prodotti caseari derivati.

L’infezione si può anche trasmettere:

  • Attraverso la placenta se la madre si infetta
  • Attraverso materiale infetto entrato in contatto con fluidi corporei.
  • Attraverso trapianti di organi o trasfusioni di sangue da esseri umani infetti
  • Attraverso l’inalazione di uova dei parassiti (possibile ma estremamente improbabile).

Da persona a persona non è possibile la trasmissione, tranne da madre a nascituro.

Come evitare la toxoplasmosi

  • Evitare la carne cruda o poco cotta.
  • Lavare accuratamente mani, taglieri e utensili da cucina dopo aver preparato la carne.
  • Lavare accuratamente frutta e verdura prima di cucinare per rimuovere le tracce di sporco.
  • Evitare il latte di capra non pastorizzato e i prodotti caseari da esso derivati.
  • Indossare i guanti durante le operazioni di giardinaggio e lavare mani e guanti una volta terminato.
  • Rimuovere le feci del gatto dalla lettiera ogni giorno, indossando sempre guanti di gomma (o chiedere a qualcun altro farlo). Lavare regolarmente e con acqua bollente il contenitore della lettiera.

Cosa fare se si pensa di avere contratto l’infezione?

Nel caso ci sia il sospetto di aver contratto la toxoplasmosi, si può richiedere un esame del sangue tramite il proprio medico.

Gli esami del sangue possono essere effettuati in qualsiasi momento della gravidanza. Le analisi di solito mostrano solo la presenza di una possibile infezione, da 2 a 3 settimane dopo un possibile contagio, il tempo necessario perché anticorpi rilevino la minaccia

L’analisi comporta il prelievo di una piccola quantità di sangue dalla madre, senza alcun rischio per il feto. Il sangue serve per mostrare se gli anticorpi specifici per la toxoplasmosi sono presenti o meno e, se lo sono, per scoprire quando è avvenuta l’infezione.

Se i risultati indicano che l’infezione è recente o è in corso, c’è il rischio che il feto venga infettato. Possono essere necessarie diverse settimane perché la infezione passi al bambino, il grado di rischio e la gravità del danno dipendono da quando questa è avvenuta.

Un’infezione presa entro un paio di settimane prima del concepimento equivale a una percentuale di rischio di trasmissione al bambino molto bassa (circa 1%), ma non è da escludere un aborto spontaneo se il bambino si infetta.

Se la madre contrare l’infezione nelle prime 12 settimane, questa porta a circa 10-15% il rischio di trasmissione al bambino. Se il bambino viene infettato in questa fase, c’è il rischio di abortito o di nascita con gravi sintomi quali idrocefalia, calcificazioni cerebrali o retinocoroidite (infiammazione della retina).

Nel periodo che va dalla settimana 13 alla 28, l’infezione contratta può ricadere sul bambino il 25% delle volte. Le probabilità di aborto sono minori, ma è ancora presente il rischio di sintomi gravi come quelli appena citati.

Infine, se l’infezione viene contratta nelle ultime settimane di gravidanza il rischio di trasmissione al bambino è nell’ordine del 70-80% ma in caso di problemi questi è più probabile che non siano gravi. I problemi eventuali infatti non si manifesteranno alla nascita, ma più avanti nell’età, e spesso natura oculare.

Per scoprire se il bambino è stato infettato da un virus

Per scoprire se il bambino è stato o no infettato è possibile sottoporsi a ulteriori test, anche se non evidenzieranno la gravità del danno.

Il primo è tramite l’amniocentesi, una tecnica in cui il liquido amniotico è rimosso dal sacco amniotico mediante un sottile ago.

Un altro è la cordocentesi, ovvero una tecnica in cui viene prelevato un campione del sangue del bambino dal cordone ombelicale.

Le probabilità di aborto spontaneo in seguito a queste procedure sono dello 0,5-1% delle pazienti, e si eseguono solitamente dopo 15 settimane di gravidanza. Il liquido amniotico o il sangue del cordone ombelicale verranno poi analizzati utilizzando una gamma di test specializzati.

In caso di risultato positivo, il bambino sarà considerato infetto. Per rilevare danni importanti, come l’idrocefalia, è possibile effettuare un’ecografia ma una scansione che non evidenzi alcun danno, nonostante possa sembrare rassicurante, non implica che il bambino non sia stato infettato.

Trattare la toxoplasmosi in gravidanza

Se i test danno esito positivo, il medico può prescrivere un antibiotico, la spiramicina, che riduce il rischio del passaggio dell’infezione dalla madre. Attenzione, la spiramicina riduce solo il rischio di, non è efficace contro il parassita. quindi Non limita eventuali danni se un bambino è già infettato.

Una combinazione di pirimetamina e sulfadiazina può essere somministrata se il bambino risulta infetto. Sono entrambi forti antibiotici per cercare di limitare eventuali danni al bambino, anche se niente possono contro eventuali danni già presenti.

Un’altra ecografia Dopo 20 settimane può evidenziare eventuali evidenti problemi fisici nel bambino. Nel caso di presenza di gravi malformazion, è possibile intraprendere la via dell’interruzione di gravidanza.

Il trattamento dopo che il bambino è nato

Campione di sangue

Subito dopo la nascita si deve prelevare un campione di sangue dal bambino e dalla madre, per confrontare i loro livelli di anticorpi specifici.

Attraverso diversi test verranno cercati nel sangue del bambino gli anticorpi efficaci contro la toxoplasmosi. Al bambino vengono passati alcuni degli anticorpi materni quindi un risultato positivo è previsto ma questo non deve essere fonte di preoccupazione. Se invece sono presenti altri anticorpi, questo può significare che il bambino è infetto.

Altri controlli/esami

I neonati che sono a rischio di toxoplasmosi congenita devono essere controllati per verificare la presenza di eventuali danni neurologici. In primo luogo, verranno esaminati gli occhi per verificare la presenza di eventuali problemi.

Ovviamente anche la salute generale del bimbo sarà verificata. Se c’è anche una sola possibilità che il bambino abbia subito un danno cerebrale, può rendersi necessario eseguire radiografie speciali per verificare la presenza di calcificazioni, ventricoli ingranditi o altre anomalie.

Il trattamento per i bambini che sono stati infettati con toxoplasmosi

Se le analisi hanno dato esito positivo, è possibile vengano prescritti antibiotici, anche se il bambino non mostra sintomi. La durata del trattamento può essere anche di un anno, per prevenire o ridurre i danni agli occhi che possono svilupparsi in seguito.

Ulteriori prove/esami

Altri esami consistono in prelievi regolari di sangue, fino al compimento del primo anno di età del bambino, per determinare il livello degli anticorpi. A quell’età, il livello dovrebbe essere completamente negativo, ovvero il bambino dovrebbe aver perso gli anticorpi passati dalla madre, quindi non essere infetto. Quando il campione di sangue del bambino è completamente negativo agli anticorpi, significa che non è stato infettato congenitamente. Un livello anticorpale in calo è un buon segno, ma non è conclusivo e i test possano continuare fino a quando il livello risulti completamente negativo.

Allattamento al seno

L’allattamento al seno è sicuro se si ha la toxoplasmosi, la malattia non può essere trasmessa in questo modo. Tramite l’allattamento inoltre, vengono trasmessi altri anticorpi al neonato, rendendo più forte il suo sistema immunitario. È quindi vivamente consigliato l’allattamento al seno, a meno che non sia in corso un trattamento con pirimetamina. In questo caso, il farmaco deve essere cambiato prima dell’inizio dell’allattamento.

Come misurare la pressione a casa

Secondo le stime del SIIA (Società Italiana Ipertensione Arteriosa) sono oggi circa 15 milioni gli italiani che soffrono di pressione alta. Una condizione che rappresenta un fattore di rischio per l’insorgere di possibili malattie cardiovascolari e problemi cardiaci. Un dato preoccupante aggravato dal fatto che oltre la metà non è consapevole di soffrire di ipertensione. Ma come è possibile che un numero così elevato di italiani soffra di questa condizione in modo cronico? Questo è dovuto a una serie di fattori tra cui l’alimentazione sbagliata, stress e ansia, obesità solo per citarne alcuni. Le stesse linee guida europee oggi raccomandano uno stile di vita corretto come prima risposta all’ipertensione, ancora prima dei farmaci. Anzi proprio il rapporto tra stile di vita e pressione è quello su cui prestare la maggiore attenzione per far rientrare i valori entro la normalità. Per quanto detto è evidente come sia importante tenere sotto controllo la pressione a casa, un’attività che oggi è possibile fare in completa autonomia senza la necessità di recarsi in farmacia o dal medico. Vediamo quali sono i principali consigli per misurare la pressione a casa in modo corretto.

I moderni Sfigmomanometri digitali

Fino a qualche anno fa la rilevazione pressoria era, appunto, prerogativa del medico o del farmacista. Questo per lo strumento utilizzato per tale misurazione ossia lo sfigmomanometro aneroide od a mercurio. Oggi sul mercato sono disponibili i moderni misuratori digitali che consentono di svolgere questa operazione premendo un solo pulsante. Sono, quindi, ottimi anche per persone anziane o non particolarmente a proprio agio con dispositivi elettronici. Del resto i modelli di fascia media sono completamente automatici, con display sui quali le informazioni sono mostrate in modo chiaro. Le migliori marche? Omron, Beurer, Medisana, Pic Solution. Ed acquistando online si possono ottenere sconti davvero importanti.

Quali consigli per misurare la pressione a casa

Abbiamo capito, quindi, che con i moderni misuratori la rilevazione pressoria è attiva semplice. Ma quali sono i consigli più importanti per misurare la pressione a casa? Scopriamoli insieme.

  • Se misurata al mattino attendete di essere svegli da almeno 30 minuti. Rilevare la pressione dopo pochi minuti dalla sveglia potrebbe dare valori non corretti, visto che il corpo ha necessità di rimettersi in movimento. Oltre a questo ricordate di misurare la pressione prima di colazione. La digestione, infatti, potrebbe alterare anch’essa i valori pressori;
  • Se misurata di sera attendete di essere rientrati da lavoro da almeno 1 ora. Questo per diversi motivi. Nella stagione invernale la pressione potrebbe risentire di sblazi termici tra il freddo esterno e il calore domestico. Ma non soltanto. E’ necessario attendere anche per far rilassare il fisico dallo stress e dalla fatica quotidiani. Proprio ansia e stress hanno sempre un grandissimo impatto sui valori della pressione;
  • Evitare attività fisica per almeno 1 ora dalla rilevazione. Il corpo dopo l’attività fisica è stimolato, così come tutto l’apparato cardiovascolare. Per questo motivo i valori potrebbero non essere corretti;
  • Non misurare la pressione tutti i giorni, a meno che non sia consigliato dal medico;
  • Tenere un diario pressorio. E’ forse l’elemento più importante perchè consente di tenere costantemente informato il medico di fiducia sull’andamento nel lungo periodo della pressione. Potrete scegliere carta e penna oppure sfruttare la memoria interna dei moderni misuratori;
  • Media delle ultime rilevazioni. Non limitatevi a una sola misurazione, fatene almeno due. Se i risultati sono decisamente diversi fate una terza rilevazione per poi segnare nel diario pressorio la media delle rilevazioni;
  • Non assumere caffeina o fumare prima della rilevazione;
  • Alcuni cibi e sostanze possono influire sui valori pressori. Tra questi cioccolato, aglio e liquirizia per citare alcuni dei più conosciuti;
  • Rimanete seduti immobili e non parlate durante la rilevazione.

Sono tutti consigli semplici ma che aiutano a rilevare la pressione in modo corretto ed accurato. Il contatto con il medico, e la condivisione dei valori, è comunque elemento fondamentale per l’analisi della situazione del paziente nel lungo periodo.

Salute e benessere ogni giorno

Le recenti definizioni di salute coinvolgono in maniera principale tutte le fasi gestione della vita quotidiana e definiscono anche un equilibrio tra le sfide quotidiane e le risorse psico fisiche disponibili di ciascun individuo.

Trovare il proprio equilibrio

Quindi la salute e il benessere quotidiani dipendono da una situazione di equilibrio tra psiche e corpo.

Ognuno può essere in grado di trovare da sè questo equilibrio, e quindi raggiungere la salute e il proprio benessere rafforzando le proprie capacità in questo percorso, e questo seguendo uno stile di vita sano, una dieta corretta e del giusto movimento ogni giorno, e avendo anche delle equilibrate relazioni con gli altri.

Promozione della salute

Nel mondo moderno vi è in maniera sempre maggiore la ricerca di una promozione della salute e dello stare bene, sia a livello di stato d’animo e mentale sia nella migliore qualità della vita.

Quindi si punta alla prevenzione delle malattie, alla educazione a salute e benessere e alla promozione di stili di vita sani semplicemente imparando a vivere in maniera meno stressante, staccando la spina quel che basta per ritrovare un attimo di calma nella propria giornata, e influenzare così in modo positivo anche le relazioni coi propri cari e i propri amici.

Inoltre nella vita attuale, dove tutti hanno bisogno di mettere un freno ai ritmi a volte troppo frenetici delle proprie giornate, si cerca anche il relax attraverso dei trattamenti benessere come la sauna, le terme, il bagno turco, sessioni di massaggi o corsi sportivi a tutti i livelli.

Trattamenti di benessere

A tal proposito si possono citare i benefici della sauna, che ha avuto origine in Finlandia dove oggi è ancora una pratica comune anche nelle abitazioni private.
Questa si svolge all’interno di un box di legno dove una stufetta porta la temperatura tra 80 e 100 gradi.

Si deve entrare dopo avere fatto una doccia tiepida, il corpo alle alte temperature elimina le tossine attraverso il sudore e questo favorisce anche benefici al sistema circolatorio.

Il calore inoltre consente una pulizia profonda della pelle attraverso la sudorazione, oltre ad avere effetto tonificante e rilassante e capace di diminuire ansia e stress, e il calore ha anche effetti benefici sulla muscolatura, e eliminando i liquidi in eccesso riduce anche la cellulite.

Ugualmente andare alle terme, immergersi in una vasca di acqua dagli effetti salutari, da senza ombra di dubbio benefici prolungati al corpo e alla psiche.

Vi sono numerose località termali in tutta Europa, peraltro molte anche già note al tempo dei romani, che erano assidui frequentatori delle terme, perché ne avevano bene a conoscenza gli effetti positivi sulla salute.

Benefici dello sport sulla salute

E’ scientificamente dimostrato infatti che praticare ad esempio dell’attività fisica, non verso l’avversario o diretta alla vittoria, ma solamente verso se stessi, avendo quindi come fine il proprio benessere, ha un effetto antidepressivo sulla nostra psiche, cura le malattie psicosomatiche, rafforza l’autostima, rilassa ed elimina lo stress.

Fisicamente lo sport infatti apporta molti benefici, come una protezione cardiovascolare, il mantenere un peso ideale, rinforzare le articolazioni, controllo a livello ormonale, ritardare  l’invecchiamento e come già detto, influisce positivamente anche a livello psicologico.

Tutti i vantaggi offerti da un’attività sportiva però si ottengono se tale attività viene praticata con costanza.

Migliorare i propri rapporti sociali

Anche le scienze sociali cercano di cogliere le condizioni di vita che contribuiscono alla felicità nel senso di soddisfazione generale della vita e di una qualità della vita percepita come buona per ognuno di noi.

Dal punto di vista delle relazioni, partecipare alla vita sociale senza barriere di alcun tipo e fare si che questo possa essere realizzabile il più possibile per tutti, contribuisce a migliorare la salute e il benessere di ciascuno.

I trattamenti naturali più utilizzati oggi

Oggi molta gente preferisce curarsi in maniera naturale rispetto a qualche anno fa, e non solo per seguire una moda new age o una filosofia particolare di vita, ma perchè è sempre maggiormente radicata in tante persone la consapevolezza che dalla natura si possono ricavare moltissimi benefici, si può utilizzare l’energia interna al nostro corpo per contribuire all’autoguarigione, e quindi utilizzare trattamenti naturali senza avere gli effetti collaterali che si possono avere utilizzando farmaci chimici.

Tra questi si annovera la fitoterapia, l’omeopatia, la naturopatia, i fiori di Bach solo per citarne alcuni.

La fitoterapia

Le sinergie naturali dei principi attivi unite nei prodotti fitoterapici ad esempio sono note sin dall’albore dei tempi, e ancora oggi validissime, per curare qualsiasi tipo di disturbo, malanno o malattia.

Gli estratti secchi di piante e fiori vengono utilizzati per realizzare medicamenti, anche in pastiglie od opercoli, che si prendono come le normali medicine, varie volte al giorno come da posologia, e danno risultati garantiti.

Ovviamente anche gli estratti da piante e vegetali possono avere degli effetti collaterali, si deve andare cauti ne loro uso, perché sono sempre dei medicamenti, e quindi vanno presi secondo le indicazioni del medico curante.

L’omeopatia

Altri trattamenti naturali molto usati da tante persone sono quelli omeopatici.

L’omeopatia è una medicina alternativa che si basa su principi formulati dal medico tedesco Samuel Hahnemann nella prima metà del secolo  XIX.

Il concetto su cui si basa è il “principio di similitudine del farmaco”  secondo cui il rimedio appropriato per una malattia sarebbe dato dalla sostanza che la provoca.

Tale sostanza è il “principio omeopatico”, e va somministrato al malato in quantità molto diluita. Anche se non sono metodi scientificamente accertati e approvati dalla medicina tradizionale, i trattamenti omeopatici sono utilizzati con successo da molte persone oggi nel mondo.

La naturopatia

La naturopatia non è una sola pratica ma un insieme di pratiche di medicina alternativa, i cui principi sono raccolti da terapie diverse, formulati alla fine del sec.XIX negli Stati Uniti e poi diffusisi nel resto del mondo.

L’ obiettivo della naturopatia è la stimolazione della innata capacità di autoguarigione del corpo umano, detta omeostasi, con un ritorno al proprio equilibrio attraverso  tecniche e rimedi di diversa natura, o seguendo stili di vita sani e vivendo in armonia con i ritmi naturali.

Quindi il naturopata non si sostituisce al medico di medicina tradizionale utilizzata oggi in occidente, ma vuole essere un aiuto complementare per dare una mano al paziente nel ritrovare l’energia mentale e fisica nell’affrontare la lotta alla malattia, ricorrendo ai trattamenti naturali, quando questo è possibile.

Le pratiche di questa terapia sono varie, include massaggi, riflessologia plantare, floriterapia, idroterapia, cromopuntura, cromoterapia, climatoterapia, aromaterapia e tante altre ancora.

Fiori di Bach

I fiori di Bach sono 39 rimedi ottenuti dai fiori, scoperti da Edward Bach, medico e omeopata britannico vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Egli fu studioso, erborista, attento osservatore della natura, e aveva indicato per ogni stato d’animo un rimedio floreale più adatto, basandosi sul fatto che la salute del corpo e dell’animo non sono separati, quindi si devono curare entrambi.

Sono preparati derivanti dall’infusione di specifici fiori, in acqua e alcol.

I fiori di Bach sono 38, tra cui 12 detti guaritori e 26 detti aiutanti. A questi si aggiunge il rimedio 39 detto anche Rescue Remedy, da usare per stabilizzare casi di emergenza psico-emotiva. I 12 guaritori si abbinano alle emozioni negative di altrettante personalità. Ogni tipo di fiore di Bach è indicato per personalità diverse, perché lavora e produce i suoi effetti in modo diverso.

Come rimettersi in forma dopo la gravidanza

Con la gravidanza sono numerosi i cambiamenti con i quali, una donna deve confrontarsi. Dopo il parto guardarsi allo specchio fa uno strano effetto perché forme e curve generose sono evidenti e i cari e vecchi jeans giacciono nell’armadio in attesa di essere indossati nuovamente.

Nelle settimane dopo il parto, mediamente si perdono in modo naturale 7 kg. I restanti, sono depositati nell’organismo e generalmente si perdono nei successivi 6 mesi… ma non sempre questo accade.

A condizionare in modo importate la perdita di peso e la remise en forme, influiscono condizioni ambientali, alimentazione e attività fisica.

Prendersi cura di un bambino e di una casa richiede all’organismo molte energie. Una dieta ipocalorica per dimagrire velocemente, anche se è una fortissima tentazione, non è mai consigliata. Nutrizionisti e ginecologi esortano la mamma a seguire un regime alimentare sano, energetico e bilanciato. La produzione di latte infatti è condizionata dall’alimentazione.

Esistono delle regole d’oro per restare in forze e rimettersi in forma, vediamole insieme.

La giornata di una super mamma deve iniziare con una colazione completa; sulla tavola non devono mancare frutta fresca di stagione, fette biscottate integrali con marmellata, frutta secca. Un bicchiere di acqua tiepida con il limone possiede proprietà purificanti per il benessere di tutto l’organismo. Cereali e frumento integrale stimolano l’intestino apportando un buon valore nutrizionale energetico.

L’ingrediente da cui bisogna tenersi distanti è lo zucchero per mantenere un buon equilibrio glicemico; molto più salutari e produttivi gli zuccheri presenti nella frutta, una buona pera rende molto di più di una brioches al bar!

Un’alimentazione completa prevede l’apporto di carboidrati e proteine, entrambe indispensabili. A pranzo, un piatto di pasta integrale con il pomodoro va benissimo, abbondare poi con le verdure cotte è sempre salutare. Alla sera proteine a piacere: carne bianca, pesce, uova, indispensabili per sostenere il tono muscolare e preservare l’elasticità dei tessuti. In questa fase, per rimodellare il corpo e contrastare le smagliature sono molto importanti!

Fondamentali sono calcio e magnesio sia per la mamma che per il bebè. Si possono trovare nei formaggi, semi di sesamo, uova e cioccolato fondente. L’acqua che si sceglie deve essere ricca di sali minerali. Non si possono poi tralasciare gli acidi grassi essenziali o grassi buoni, noti come Omega 3 e Omega 6, si possono trovare in tanti tipi di pesce, mandorle nocciole, pinoli, semi di girasole e zucca.

L’attività fisica è importante per tanti aspetti. Riprendere gradualmente a muoversi è una forma di riattivazione che coinvolge il sistema sanguigno, i muscoli, il metabolismo, la psiche. Il primo allenamento salutare la mamma lo può compiere portando a spasso il bambino nella carrozzina. Una camminata di 30 minuti due volte al giorno riequilibra anche il sistema osteo-articolare. Se oltre alla camminata, la mamma riesce a ritagliarsi un po’ di tempo per frequentare una palestra, attività come nuoto ed esercizi specifici, la aiuteranno a recuperare molto prima la forma fisica e costituiranno una valvola di sfogo per uscire da casa in autonomia e distrarsi un po’.

I 5 metodi per ritrovare il proprio benessere

Nell’articolo parleremo di diete dimagranti, allenamento ad alta intensità, farmaci dimagranti, tossine da cui proteggersi e anche di un metodo giapponese degno di nota.

Allenamento: l’H.I.I.T.
Una metodologia di allenamento che sta avendo molto successo è quella dell’H.I.I.T, acronimo di High Intensity Interval Training. Il motivo del successo di questo tipo di allenamento è nella breve durata degli allenamenti: una sessione può durare dai 4 ai 20 minuti, consentendo anche a chi ha poco tempo libero da dedicare a sé stesso un metodo quotidiano per ritrovare il proprio benessere. Il metodo dell’H.I.I.T. consiste in una serie di esercizi di breve durata ad alta intensità alternati a periodi brevi di recupero attivo. Una sessione di allenamento consiste in un primo momento di riscaldamento, cui segue una serie di 6-10 ripetizioni di esercizi ad altra intensità intervallati da brevi esercizi di recupero, per concludere con un periodo di defaticamento della stessa durata di quello di riscaldamento.

Una dieta d’urto
La dieta Dukan è una dieta a forte impatto, caratterizzata dall’ampio consumo di alimenti proteici e dalla esclusione dei carboidrati. La dieta è suddivisa in 4 fasi. Nella prima, i pasti devono essere composti in grande parte da alimenti proteici, in modo da consentire all’organismo di conservare la massa magra (i muscoli) e utilizzare come riserva energetica quella grassa. Nella seconda fase si aggiungono alla dieta le verdure, mentre l’apporto di carboidrati rimane ai minimi. Nella terza fase si introducono farinacei, pane integrale e frutta, in modo da iniziare a costruire delle buone abitudini alimentari. L’ultima fase è definita “fase di stabilizzazione”: il rigido regime alimentare mantenuto nelle prime tre fasi della dieta cessa, per venire sostituito da uno più equilibrato, lasciato alla libera scelta di chi ha praticato la dieta finora e consapevole di non voler perdere i benefici maturati durante il percorso.

Proteggersi dalle tossine
Spesso non si è al corrente degli effetti che determinati alimenti hanno sul proprio metabolismo: si può, in questo caso, prevenire almeno uno degli ostacoli più grandi alla perdita di peso: la produzione di tossine. Una buona abitudine su tutte, in questo senso, è quella di consumare almeno 2 litri di acqua al giorno. In più, per drenare ulteriormente le scorie che rallentano il processi di dimagrimento, si può assumere ogni giorno un centrifugato disintossicante preparato in casa: 3 pomodorini, un cetriolo, mezzo limone e del prezzemolo.

Il “metodo” giapponese
C’è un precetto tra le abitudini alimentari giapponesi che recita “mangia finché non sei pieno all’80%”. Su una dieta standard di 2000 calorie, questo metodo consente di assumere 400 calorie in meno. Se l’obiettivo è perdere peso ma a tavola si è dei voraci divoratori di cibo, il consiglio è quello di mangiare fino a sentirsi sazi per metà, aspettare mezz’ora e poi prendere un dolce oppure un frutto. Questo perchè i segnali del senso di sazietà emessi dal cervello impiegano 30 minuti per arrivare al corpo, e questo è un buon metodo per “ingannarli”.

Farmaci dimagranti
L’unico farmaco che prenderemo in considerazione è l’unico autorizzato in Italia per il trattamento medico dell’obesità. Si tratta dello Xenical, che si trova sotto forme di compresse. Il principio attivo del farmaco è l’orlistat: preso dopo il consumo di un pasto ricco di grassi, questa molecola inibisce gli enzimi che regolano la metabolizzazione del grasso.