Toxoplasmosi: di che si tratta?

La toxoplasmosi è un’infezione, il cui principale imputato è il parassita Toxoplasma gondii. A cose normali, i sintomi sono quasi inesistenti e, anzi, molte persone non sapranno mai di averla contratta.

Nelle persone con un sistema immunitario sano la toxoplasmosi è normalmente di lieve entità, mentre durante la toxoplasmosi durante la  gravidanza può provocare danni al nascituro.

Come abbiamo detto, il colpevole è il parassita Toxoplasma gondii e i luoghi in cui possiamo trovarlo sono la carne, gli escrementi di gatto, dove i gatti fanno i bisogni e nel latte di capra non pastorizzato. il parassita può infettare uccelli e degli animali a sangue caldo, compreso l’uomo, ma i gatti sono gli unici animali che possono avere le feci infette. Ad esempio, dopo un pasto a base di animali infetti, un gatto può diffondere l’infezione tramite escrementi per circa2 settimane.

Sia comunque chiaro che la toxoplasmosi non si prende accarezzando un gatto o avendolo come animale domestico, ma solo entrando in contatto con i suoi escrementi infetti.

La toxoplasmosi in gravidanza: effetti

Essendo spesso asintomatica, solitamente non ci si rende conto di aver contratto l’infezione. Una persona che ha già contratto la malattia, solitamente è protetta per tutta la vita, a meno di problemi al sistema immunitario.

Se presa durante la gravidanza o entro un paio di settimane prima di rimanere incinta La toxoplasmosi può rappresentare un rischio.

Se il feto contrae l’infezione, si dice soffra di “toxoplasmosi congenita”: il danno provocato dipende da quando l’infezione è avvenuta e, se l’infezione avviene durante la gravidanza, non significa che il bambino sarà infettato.

In media, solo il 40% dei casi di infezione si propaga al bambino. Se contratta durante la gravidanza, la toxoplasmosi può causare aborto spontaneo, la nascita del bambino già morto o danni cerebrali e ad altri organi, soprattutto agli occhi.

Quasi tutti i neonati colpiti da toxoplasmosi non presentano danni evidenti alla nascita ma ii sintomi si svilupperanno negli anni seguenti o in età adulta.

Come si prende la toxoplasmosi?

La toxoplasmosi si prende ingerendo qualcosa di infetto o contaminato dal parassita.

Ad esempio:

  • Carne cruda o poco cotta e salumi come prosciutto crudo o salame
  • Frutta e verdura non lavate
  • Escrementi di gatto o terreno contaminato
  • Latte di capra non pastorizzato e prodotti caseari derivati.

L’infezione si può anche trasmettere:

  • Attraverso la placenta se la madre si infetta
  • Attraverso materiale infetto entrato in contatto con fluidi corporei.
  • Attraverso trapianti di organi o trasfusioni di sangue da esseri umani infetti
  • Attraverso l’inalazione di uova dei parassiti (possibile ma estremamente improbabile).

Da persona a persona non è possibile la trasmissione, tranne da madre a nascituro.

Come evitare la toxoplasmosi

  • Evitare la carne cruda o poco cotta.
  • Lavare accuratamente mani, taglieri e utensili da cucina dopo aver preparato la carne.
  • Lavare accuratamente frutta e verdura prima di cucinare per rimuovere le tracce di sporco.
  • Evitare il latte di capra non pastorizzato e i prodotti caseari da esso derivati.
  • Indossare i guanti durante le operazioni di giardinaggio e lavare mani e guanti una volta terminato.
  • Rimuovere le feci del gatto dalla lettiera ogni giorno, indossando sempre guanti di gomma (o chiedere a qualcun altro farlo). Lavare regolarmente e con acqua bollente il contenitore della lettiera.

Cosa fare se si pensa di avere contratto l’infezione?

Nel caso ci sia il sospetto di aver contratto la toxoplasmosi, si può richiedere un esame del sangue tramite il proprio medico.

Gli esami del sangue possono essere effettuati in qualsiasi momento della gravidanza. Le analisi di solito mostrano solo la presenza di una possibile infezione, da 2 a 3 settimane dopo un possibile contagio, il tempo necessario perché anticorpi rilevino la minaccia

L’analisi comporta il prelievo di una piccola quantità di sangue dalla madre, senza alcun rischio per il feto. Il sangue serve per mostrare se gli anticorpi specifici per la toxoplasmosi sono presenti o meno e, se lo sono, per scoprire quando è avvenuta l’infezione.

Se i risultati indicano che l’infezione è recente o è in corso, c’è il rischio che il feto venga infettato. Possono essere necessarie diverse settimane perché la infezione passi al bambino, il grado di rischio e la gravità del danno dipendono da quando questa è avvenuta.

Un’infezione presa entro un paio di settimane prima del concepimento equivale a una percentuale di rischio di trasmissione al bambino molto bassa (circa 1%), ma non è da escludere un aborto spontaneo se il bambino si infetta.

Se la madre contrare l’infezione nelle prime 12 settimane, questa porta a circa 10-15% il rischio di trasmissione al bambino. Se il bambino viene infettato in questa fase, c’è il rischio di abortito o di nascita con gravi sintomi quali idrocefalia, calcificazioni cerebrali o retinocoroidite (infiammazione della retina).

Nel periodo che va dalla settimana 13 alla 28, l’infezione contratta può ricadere sul bambino il 25% delle volte. Le probabilità di aborto sono minori, ma è ancora presente il rischio di sintomi gravi come quelli appena citati.

Infine, se l’infezione viene contratta nelle ultime settimane di gravidanza il rischio di trasmissione al bambino è nell’ordine del 70-80% ma in caso di problemi questi è più probabile che non siano gravi. I problemi eventuali infatti non si manifesteranno alla nascita, ma più avanti nell’età, e spesso natura oculare.

Per scoprire se il bambino è stato infettato da un virus

Per scoprire se il bambino è stato o no infettato è possibile sottoporsi a ulteriori test, anche se non evidenzieranno la gravità del danno.

Il primo è tramite l’amniocentesi, una tecnica in cui il liquido amniotico è rimosso dal sacco amniotico mediante un sottile ago.

Un altro è la cordocentesi, ovvero una tecnica in cui viene prelevato un campione del sangue del bambino dal cordone ombelicale.

Le probabilità di aborto spontaneo in seguito a queste procedure sono dello 0,5-1% delle pazienti, e si eseguono solitamente dopo 15 settimane di gravidanza. Il liquido amniotico o il sangue del cordone ombelicale verranno poi analizzati utilizzando una gamma di test specializzati.

In caso di risultato positivo, il bambino sarà considerato infetto. Per rilevare danni importanti, come l’idrocefalia, è possibile effettuare un’ecografia ma una scansione che non evidenzi alcun danno, nonostante possa sembrare rassicurante, non implica che il bambino non sia stato infettato.

Trattare la toxoplasmosi in gravidanza

Se i test danno esito positivo, il medico può prescrivere un antibiotico, la spiramicina, che riduce il rischio del passaggio dell’infezione dalla madre. Attenzione, la spiramicina riduce solo il rischio di, non è efficace contro il parassita. quindi Non limita eventuali danni se un bambino è già infettato.

Una combinazione di pirimetamina e sulfadiazina può essere somministrata se il bambino risulta infetto. Sono entrambi forti antibiotici per cercare di limitare eventuali danni al bambino, anche se niente possono contro eventuali danni già presenti.

Un’altra ecografia Dopo 20 settimane può evidenziare eventuali evidenti problemi fisici nel bambino. Nel caso di presenza di gravi malformazion, è possibile intraprendere la via dell’interruzione di gravidanza.

Il trattamento dopo che il bambino è nato

Campione di sangue

Subito dopo la nascita si deve prelevare un campione di sangue dal bambino e dalla madre, per confrontare i loro livelli di anticorpi specifici.

Attraverso diversi test verranno cercati nel sangue del bambino gli anticorpi efficaci contro la toxoplasmosi. Al bambino vengono passati alcuni degli anticorpi materni quindi un risultato positivo è previsto ma questo non deve essere fonte di preoccupazione. Se invece sono presenti altri anticorpi, questo può significare che il bambino è infetto.

Altri controlli/esami

I neonati che sono a rischio di toxoplasmosi congenita devono essere controllati per verificare la presenza di eventuali danni neurologici. In primo luogo, verranno esaminati gli occhi per verificare la presenza di eventuali problemi.

Ovviamente anche la salute generale del bimbo sarà verificata. Se c’è anche una sola possibilità che il bambino abbia subito un danno cerebrale, può rendersi necessario eseguire radiografie speciali per verificare la presenza di calcificazioni, ventricoli ingranditi o altre anomalie.

Il trattamento per i bambini che sono stati infettati con toxoplasmosi

Se le analisi hanno dato esito positivo, è possibile vengano prescritti antibiotici, anche se il bambino non mostra sintomi. La durata del trattamento può essere anche di un anno, per prevenire o ridurre i danni agli occhi che possono svilupparsi in seguito.

Ulteriori prove/esami

Altri esami consistono in prelievi regolari di sangue, fino al compimento del primo anno di età del bambino, per determinare il livello degli anticorpi. A quell’età, il livello dovrebbe essere completamente negativo, ovvero il bambino dovrebbe aver perso gli anticorpi passati dalla madre, quindi non essere infetto. Quando il campione di sangue del bambino è completamente negativo agli anticorpi, significa che non è stato infettato congenitamente. Un livello anticorpale in calo è un buon segno, ma non è conclusivo e i test possano continuare fino a quando il livello risulti completamente negativo.

Allattamento al seno

L’allattamento al seno è sicuro se si ha la toxoplasmosi, la malattia non può essere trasmessa in questo modo. Tramite l’allattamento inoltre, vengono trasmessi altri anticorpi al neonato, rendendo più forte il suo sistema immunitario. È quindi vivamente consigliato l’allattamento al seno, a meno che non sia in corso un trattamento con pirimetamina. In questo caso, il farmaco deve essere cambiato prima dell’inizio dell’allattamento.